giovedì 4 febbraio 2010, ore 13:13
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Ecologiae.com
Sapevamo che lo avrebbero fatto. Malgrado i cittadini di molte regioni italiane non desiderino sul loro territorio centrali nucleari e relative scorie e annessi rischi, il governo si ostina con l’assurdo progetto di un ritorno all’atomo. La risposta a Vendola, così attivo nel campo delle rinnovabili nella sua Puglia, che aveva annunciato: “dovranno venire con i carri armati se vorranno costruirle qui”, non ha tardato ad arrivare. Il Governo ha infatti deciso di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata. A riferirlo sono fonti governative.
Decisione presa, guardate un po’ chi si rivede, su proposta del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, e d’intesa con il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto. Ma facciamo un piccolo riassunto: nel 1987 l’Italia dice no con un referendum al nucleare.
L’attuale governo decide invece senza alcuna consultazione popolare che dal 1987 ad oggi sicuramente gli italiani avranno tutti cambiato idea e annuncia un programma nucleare imminente. Alcune regioni, più a rischio di altre, vedi la Puglia, pianeggiante, spaziosa, e soprattutto abbastanza al Sud e corruttibile per raccogliere tante belle scorie indesiderate, hanno deciso però di tutelarsi approvando leggi regionali che impediscano la costruzione di siti sul loro territorio. Ora, però, il governo vuole impugnarle, motivando questa scelta con (citiamo dal Corriere della Sera):
L’impugnativa delle tre leggi è necessaria per ragioni di diritto e di merito. In punto di diritto le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l’esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell’ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza (articolo 117 comma 2 della Costituzione). Non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente pericoloso perchè si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese.
Nel merito il ritorno al nucleare è un punto fondamentale del programma del Governo Berlusconi, indispensabile per garantire la sicurezza energetica, ridurre i costi dell’energia per le famiglie e per le imprese, combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra secondo gli
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