sabato 23 gennaio 2010, ore 14:08
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Progetto Nuova Energia LA LOTTA ALLE EMISSIONI INQUINANTI
Un mese dopo il vertice Onu tutti in fuga dagli impegni. Il nodo Usa
Un mese dopo il faticoso compromesso raggiunto alla conferenza dell’Onu sul clima a Copenhagen, il mondo stenta a tenere fede agli impegni anche minimi su cui era stato trovato l’accordo. Pochi Paesi rispetteranno la prima scadenza decisa nella capitale danese, quella del 31 gennaio: è la data entro la quale ogni nazione dovrebbe presentare il proprio piano per la riduzione delle emissioni di gas. Il negoziatore dell’Onu sul clima, Yvo de Boer, ha ammesso che fino a ora si sono fatti vivi solo una ventina di Paesi e ha sostanzialmente cancellato dal calendario il traguardo di fine gennaio. «Diciamo che adesso è una scadenza “soft”, i Paesi che non ce la faranno a rispettarla potranno unirsi in seguito», ha spiegato de Boer. Salta così il primo «paletto» che era stato piantato a Copenhagen per indicare il cammino che deve portare 190 Paesi a definire come intendano frenare le emissioni di carbonio entro il 2020. A fine maggio è prevista una verifica a Bonn, prima della volata finale per arrivare a novembre a una nuova conferenza, in Messico, che dovrebbe produrre i risultati che non ha offerto Copenhagen.Il 2010 comincia quindi male sul fronte della lotta al cambiamento climatico, dopo che il 2009 si era chiuso all’insegna della mancanza di accordo. Nella capitale danese, gli Usa avevano compiuto una sorta di blitz dell’ultim’ora con Cina, India, Brasile e Sudafrica per mettere a punto un minidocumento di tre pagine, il «Copenhagen Accord», che non andava molto oltre l’impegno a limitare il riscaldamento del pianeta a un massimo di due gradi sopra i livelli pre-industriali. Ne era nata una rivolta dei Paesi in via di sviluppo, che si è conclusa con la decisione dell’assemblea di limitarsi a «prendere atto» dell’accordo, senza ratificarlo. Il quadro, un mese dopo, si sta ulteriormente complicando. Nessun passo avanti è stato compiuto per definire i termini della distribuzione di circa 30 miliardi di dollari per assistere nel breve periodo i Paesi che dovrebbero ...
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