Decalogo ambientale per i candidati alle Regioni

lunedì 1 marzo 2010, ore11:20


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Politicambiente

Abusivismo edilizio, foto dal web

Quanto pesa il fattore A di ambiente nelle politiche dei futuri governatori regionali? Lo chiede il WWF Italia che sta presentando nelle 13 regioni che vanno al voto a breve le proprie proposte sulle emergenze ambientali e sul ruolo che le Regioni possono svolgere per fare sì che nella nuova legislatura ci siano segnali chiari di un impegno concreto in difesa dell’ambiente, del paesaggio, del territorio.

“Mai come in questo momento di ripetute crisi ambientali è fondamentale il ruolo delle Regioni– ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia – Eppure c’è ancora una sproporzione tra le competenze attribuite alle Regioni in materia ambientale e le risorse messe a disposizione. Infatti queste spendono oggi per l’ambiente in media 75 euro l’anno pro capite, una cifra che complessivamente è pari a solo lo 0,31 per cento del PIL (poco più di 2,4 miliardi di euro: il 64% destinato alla difesa dell’ambiente, il 36% a gestire le risorse naturali, fonte ISTAT). Il nostro appello, lanciato proprio nell’Anno della Biodiversità, è di investire nella difesa della natura, un tema che accomuna tutti, perché salvare l’ambiente vuol dire tutela della salute, investimenti per la green-economy, futuro per le nuove generazioni”.

Dalle richieste specifiche emergono 10 priorità:

1. tutelare la ricchezza naturale delle regioni, predisponendo Piani d’azione regionali e inserendo la tutela della biodiversità nella pianificazione territoriale e nei programmi operativi economico-finanziari;

2. perseguire l’Obiettivo: consumo del suolo “zero”, prevedendo che i nuovi piani paesistici contengano obiettivi chiari e misurabili di riduzione progressiva e significativa del consumo del suolo (favorito da interventi estemporanei, da abbandonare, come il c.d. Piano Casa);

3. pianificare per prevenire il dissesto idrogeologico, adottando Piani di tutela delle acque in linea con l’Europa che facciano decollare la gestione dei Distretti idrografici per contrastare il rischio idrogeologico e conseguire il traguardo del “buono stato ecologico di laghi e fiumi”;

4. far respirare i territori assediati dal traffico, inserendo nei Piani regionali dei trasporti obiettivi espliciti di riduzione delle emissioni di Co2, di rientro nei limiti per l’inquinamento dell’aria (in particolare per quanto riguarda NO2 e di PM10) e di

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