Il piano casa della Sardegna è un obbrobrio. Wwf e Fai chiedono al Governo di impugnarlo

venerdì 20 novembre 2009, ore 11:48


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E’ un obbrobrio il Piano casa della Regione Sardegna. Il Wwf e il Fai (Fondo ambiente italiano) hanno chiesto al Governo di impugnarlo davanti alla Corte costituzionale.

Il Piano consente ampliamenti generosi degli edifici, e non solo delle case. Consente cambi di destinazione d’uso degli immobili e costruzione di nuovi immobili anche in aree tutelate da vincoli paesaggistici. Ed è proprio questo il punto dal quale, secondo le due associazioni, nasce l’incostituzionalità.

I piani casa regionali discendono dall’abortito piano casa nazionale proposto dal Governo. Il “più cemento per tutti” si è ramificato in norme che variano da luogo a luogo. Ciò che è consentito in un posto è vietato nell’altro, e viceversa.

Il succo generale comunque è che si può costruire ancora, e tantissimo, anche se il 20% delle abitazioni italiane non è utilizzato.

In particolare la Sardegna, dicono le due associazioni, consente ampliamenti degli edifici (non solo case) senza fissare limiti di cubatura di riferimento e senza stabilire un termine temporale alla realizzazione di questi ampliamenti.

Inoltre consente interventi (anche con cambi di destinazioni d’uso e la costruzione di nuovi immobili) all’interno di aree sottoposte a vincolo paesaggistico. Mentre invece il piano paesaggistico può essere modificato, sì, ma solo con una procedura analoga a quella che ha portato alla sua approvazione.

C’è poi la questione degli edifici turistico-ricettivi (alberghi, residence, ristoranti…) situati a meno di 300 metri dalla costa. Possono ampliarsi del 10%, anche superando i limiti massimi di edificabilità previsti dagli strumenti urbanistici, a patto di ottenere l’ok della Commissione regionale per il paesaggio e la qualità architettonica.

Però – notano Wwf e Fai – il Codice dei beni culturali e del paesaggio, al cui rispetto è tenuta anche la Regione Sardegna, prevede un uso volto alla “conservazione dei caratteri distintivi” delle aree fino a 300 metri dalla costa.

Inoltre il Codice demanda alla Soprintendenza il compito di stabilire se gli interventi entro i 300 metri dalla costa sono compatibili con questa prescrizione. La Regione Sardegna invece affida questo compito

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