Legge sulla caccia: non la vogliono nemmeno i cacciatori, e la Prestigiacomo reagisce

giovedì 4 febbraio 2010, ore 13:13


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Ecologiae.com

Al “colpo di mano” della legge sulla caccia, come lo ha definito lo stesso ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, finalmente ci sono delle reazioni. La prima, sorprendentemente, arriva addirittura da alcune associazioni del cacciatori, le quali non sono convinte che questa legge vada bene, perché non è allungando i tempi della caccia a tutto l’anno che si fa del bene a questo sport. Si rendono conto anche loro che lasciare libere le doppiette anche nei periodi di nidificazione è un pericolo, perché mette a rischio la sopravvivenza di certe specie, e del loro stesso giocattolo che rischia di rompersi nel giro di pochi anni.

E così, dopo diverse dichiarazioni di opposizione anche tra i banchi della maggioranza, arriva (seppur con un certo ritardo) la replica del Ministro Prestigiacomo, la quale ha intenzione di abolire questa legge ancor prima che entri in vigore. Eliminare il limite consentito per la stagione venatoria, che fino a pochi giorni fa era 1 settembre-31 gennaio, è una “deregulation” non accettabile, a cui però il Governo può ancora porre rimedio.

Un comunicato proveniente direttamente dal Ministero spiega che:

L’emendamento del ministero dell’Ambiente punta a ripristinare l’intesa che era stata raggiunta e che è poi stata disattesa dalla votazione del Senato. In particolare il ministero dell’Ambiente punta ad eliminare la possibilità delle Regioni di definire deroghe al calendario venatorio, specie dei volatili, senza sottostare alla validazione vincolante da parte dell’Istituto per la Ricerca e Protezione Ambientale (Ispra).

A dare supporto alla Prestigiacomo ci pensa anche la Ministra Brambilla, che si dovrebbe occupare di turismo, ma che è in prima linea quando si tratta di diritti degli animali. L’on. Brambilla ha intenzione di presentare un emendamento per ripristinare i limiti di legge sopra descritti, bloccando così definitivamente la deregulation. Va detto che secondo l’Unione Europea anche quei limiti erano troppo larghi, ed è stato chiesto più volte all’Italia di restringerli ulteriormente. Peccato che al Senato abbiano recepito la direttiva in maniera opposta, allargando ancor di più i cordoni.

La Brambilla spiega questa scelta con queste parole:

Non è buona politica incidere su leggi

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