Non tonno più. L’assessore siciliano che non crede all’estinzione del tonno rosso.
martedì 2 marzo 2010, ore07:10

Fare il pescatore, al giorno d’oggi, è un lavoraccio. Il mare è sempre più povero, il gasolio è carissimo, certe reti non si possono più usare e, come se non bastasse, se fai il pescatore nel Canale di Sicilia ogni tanto ti becchi pure qualche raffica di mitra, come è successo qualche giorno fa al “Luna Rossa” di Mazzara del Vallo (Tp).
Ma, ad essere onesti, c’è un mestiere tipico del grande e bello Mar Mediterraneo che ultimamente è anche peggiore. Il mestiere del tonno. Già il tonno, per la precisione il tonno rosso che è quello tipico del nostro mare. Gli scienziati lo chiamano Thunnus Thynnus e lo considerano una piccola meraviglia della natura a causa delle sue splendide qualità organolettiche e nutrizionali: ha un gran sapore ed è una bomba di proteine.
Ho scoperto il Thunnus Thynnus qualche hanno fa grazie ad un amico che lo ha studiato per la sua tesi in medicina veterinaria. Me ne parlava in continuazione e sempre benissimo, avvertendomi contemporaneamente di quanto era scarso, in confronto, quello che mangiamo quotidianamente. Cioè il Thunnus Albacares, che non è una canzone di Vasco Rossi ma un pesce noto ai più come “tonno pinne gialle” e reso famoso da uno spot televisivo ed è buono per l’industria ma non per lo chef. Devo essere onesto, prima che il mio amico iniziasse la tesi credevo che esistesse un solo tonno: il tonno.
Mi sbagliavo: il tonno pinne gialle non è un pesce del Mediterraneo, lo pescano negli oceani, lo mettono sotto ghiaccio e poi lo avviano alla filiera industriale. Non è a rischio estinzione e gode di ottima salute a differenza del cugino tonno rosso che è un pesciolone mediterraneo ed è a rischio estinzione. Forse, non è detto.
Nel senso che non tutti ne sono convinti: le associazioni ambientaliste lo affermano da anni, il Governo italiano lo dice da poco, l’Europa ne finanzia l’estinzione e qualcuno è convinto che sia una bufala. Quel qualcuno si chiama Titti di nome e Bufardeci di cognome. Titti, per chi
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