Piani casa regionali, più cemento per tutti. Ma Cassinetta di Lugagnano non si adegua

giovedì 22 ottobre 2009, ore 14:04


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Blogeko

Più cemento per tutti: coi piani casa regionali sta arrivando sull’Italia l’ennesima colata, che oltretutto non darà neppure un tetto a chi non può pagarselo profumatamente. Dunque mi piace dare risalto all’unico che non si adegua a questo andazzo.

Il Comune di Cassinetta di Lugagnano, il cui sindaco Domenico Finiguerra è fra i promotori del movimento “Stop al consumo di territorio”, ha approvato una “delibera di resistenza” al piano casa della Regione Lombardia.

Tutto nasce dal piano casa nazionale annunciato da Berlusconi all’inizio dell’anno. Non alloggi pubblici per chi non riesce a pagare affitto (o mutuo) ai prezzi di mercato, ma la possibilità di ampliare fra il 20 e il 35% gran parte degli edifici, in deroga a quanto previsto dai Piani regolatori dei Comuni.

Il piano casa nazionale ha però incontrato l’opposizione delle Regioni, competenti in materia di pianificazione territoriale: e si è frammentato in tanti piani casa regionali – alcuni già approvati, altri ancora in corso di elaborazione – che danno appunto (con accenti di volta in volta diversi) la possibilità di ampliare del 20-35% gran parte dell’esistente. Anche all’interno delle aree protette.

Per dare un’idea del disastro, basti dire che la Lombardia si pregia di essere “l’unica Regione italiana a tutelare sia i centri storici, sia le aree naturali, sia quelle zone che sono inserite nei parchi regionali“. L’unica: significa che tutte le altre lasciano entrare il cemento anche lì.

Lo scopo dei piani casa regionali sarebbe rimettere in moto l’economia. Contrastare una crisi che è partita anche per un eccesso di offerta immobiliare.

Però solo chi possiede una casa può ampliarsela. Poi, in Italia c’è un’enorme quantità di alloggi sfitti: 135.000 a Roma, 35.000 a Milano e via elencando. Le città hanno seminato metastasi ovunque: negli ultimi 15 anni il cemento ha inghiottito una superficie grande quasi quanto il Lazio e l’Abruzzo messi insieme.

Finora ha marciato al ritmo di 244.000 ettari all’anno. A partire da questo 2009 si metterà a correre.

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