Una nuova proteina delle piante ottimizza l’energia solare

lunedì 1 febbraio 2010, ore 15:20


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Scoperta da un team di ricercatori italiani e tedeschi la proteina che fa utilizzare al meglio alle piante l’energia solare. L’importanza di questa scoperta, pubblicata dalla rivista scientifica “Plos Biology”, è che la proteina identificata fa variare l’apparato fotosintetico delle piante, in maniera funzionale rispetto alle condizioni ambientali e climatiche. Realizzata da un gruppo di ricercatori delle Università degli studi di Milano, Università del Piemonte Orientale e Ludwig Maximilian Universitaet di Monaco, questa scoperta, sottolineano i ricercatori, può portare importanti ricadute sia sul fronte agricolo, per la produzione delle piante coltivate, sia nelle tecnologie legate anche alle energie rinnovabili, oltre a chiarire importanti dettagli molecolari alla base della regolazione della fotosintesi.

IL FUTURO DELLE BIOTECNOLOGIE
Le foglie delle piante, infatti, possono essere considerate, spiegano i ricercatori, “del tutto simili a dei pannelli solari che assorbono, e accumulano, l’energia luminosa“. Per questo, “conoscere i meccanismi molecolari utilizzati dalle piante per ottimizzare l’assorbimento della luce potrà essere utile anche per sviluppare, in futuro, tecnologie più efficienti nell’assorbimento e accumulo della radiazione solare” aggiungono i ricercatori nel cui team ha lavorato anche Paolo Pesaresi, del Dipartimento di Scienze Biomolecolari e Biotecnologiche dell’Università di Milano, che, da 15 anni, studia i meccanismi molecolari responsabili della regolazione della fotosintesi in mais, orzo e nelle specie modello Arabidopsis thaliana, la pianta su cui è stata realizzata la ricerca.

LA FOTOSINTESI
“Attraverso la fotosintesi, -spiega l’Università di Milano- le piante assorbono l’energia luminosa e la convertono in sostanza organica, essenziale per l’alimentazione di molti organismi che popolano il nostro pianeta. La radiazione luminosa che raggiunge le foglie, però, è soggetta a cambiamenti continui della propria intensità e composizione spettrale, conseguenza di molteplici e naturalissimi fattori come le nuvole, il movimento delle foglie indotto dal vento, l’alternarsi del giorno e della notte“.
Così, continua l’Università di Milano, “per fronteggiare al meglio queste situazioni, le piante hanno sviluppato meccanismi molecolari che consentono loro di adattare rapidamente l’apparato fotosintetico alle diverse condizioni luminose e quindi ottimizzare l’attività fotosintetica“. E la storia della scoperta di oggi parte da lontano.

GLI STUDI DEL PASSATO
“Numerosi studi realizzati in passato,

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